I buoni pasto 2026 sono uno degli strumenti di welfare aziendale più utilizzati in Italia: permettono ai dipendenti di sostenere le spese alimentari durante la giornata lavorativa e, al tempo stesso, offrono al datore di lavoro vantaggi fiscali concreti e immediati.
Con la Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025), la soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici è salita da 8 a 10 euro al giorno, rendendo questo strumento ancora più conveniente per aziende e lavoratori.
In questa guida aggiornata trovi tutto quello che devi sapere: tipologie, soglie di esenzione 2026, deducibilità, IVA, condizioni di utilizzo e chi ha diritto ai buoni pasto.
Buoni Pasto Deducibili 2026
Guida aggiornata · Art. 51 TUIR · L. 30 dicembre 2025, n. 199
Cosa sono i buoni pasto e come funzionano
I buoni pasto sono voucher erogati dal datore di lavoro ai propri dipendenti per coprire, in tutto o in parte, le spese per i pasti o i prodotti alimentari durante l’orario di lavoro. Possono essere spesi in ristoranti, bar, mense, supermercati, gastronomie, food delivery e qualsiasi esercizio convenzionato con la società emittente.
Esistono in due formati: cartaceo e digitale (elettronico). La differenza non è solo pratica, ma anche fiscale: le due tipologie hanno soglie di esenzione diverse e un trattamento IVA differente. Vediamole nel dettaglio.
Buoni pasto cartacei
I buoni pasto cartacei sono buoni fisici, stampati e consegnati al dipendente sotto forma di carnet o blocchetti. Il lavoratore li presenta al momento dell’acquisto negli esercizi convenzionati.
Vantaggi: Semplici da distribuire, non richiedono competenze digitali né strumenti tecnologici. Ideali per realtà aziendali di piccole dimensioni.
Svantaggi: La distribuzione fisica può essere scomoda, soprattutto in aziende più strutturate. Esiste il rischio di smarrimento e la necessità di tenerne traccia manualmente.

Soglia di esenzione e trattamento fiscale (buoni cartacei)
⭐ Valore esente da IRPEF, contributi previdenziali e assistenziali: fino a 4 euro al giorno (invariato anche nel 2026).
Il valore eccedente i 4 euro giornalieri concorre alla formazione del reddito del dipendente ed è soggetto a tassazione e contribuzione ordinaria.
⚠️ L’IVA sui buoni pasto cartacei non è detraibile.
Buoni pasto elettronici (digitali)
I buoni pasto elettronici vengono distribuiti su card magnetiche prepagate o tramite app dedicate. L’azienda ricarica periodicamente il credito, che il dipendente utilizza direttamente al momento dell’acquisto.
Vantaggi: Più comodi e sicuri, eliminano il rischio di smarrimento, consentono un monitoraggio in tempo reale dei saldi e una gestione flessibile delle ricariche.
Svantaggi: Richiedono l’adozione di un sistema digitale (software o app) da parte sia dell’azienda che dei dipendenti, e la convenzionamento degli esercizi commerciali coinvolti.

Soglia di esenzione 2026 e trattamento fiscale (buoni elettronici)
⭐ Novità 2026 – Valore esente da IRPEF, contributi previdenziali e assistenziali: fino a 10 euro al giorno (in vigore dal 1° gennaio 2026, ex L. n. 199/2025, art. 1, c. 14).
Fino al 31 dicembre 2025 la soglia era fissata a 8 euro. L’aumento di 2 euro al giorno, su circa 220 giornate lavorative annue, equivale a 440 euro netti in più all’anno completamente fuori dall’imponibile fiscale e contributivo.
Il valore eccedente i 10 euro giornalieri concorre alla formazione del reddito del dipendente ed è soggetto a tassazione ordinaria.
⭐ L’IVA, con aliquota al 4%, è interamente detraibile.
Soglie di esenzione 2026 dei Buoni Pasto: riepilogo
| Tipologia buono pasto | Soglia esenzione 2026 | IVA |
|---|---|---|
| Cartaceo | 4 €/giorno | Non detraibile |
| Elettronico | 10 €/giorno (↑ da 8 €) | 4%, interamente detraibile |
Deducibilità per il datore di lavoro
I buoni pasto sono deducibili al 100% dal reddito d’impresa o professionale, a condizione che siano erogati alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di lavoratori (stesso livello contrattuale, stesso reparto, stessa anzianità di servizio, ecc.).
Non è consentita la concessione selettiva a singoli lavoratori scelti discrezionalmente: in quel caso il beneficio fiscale per il datore di lavoro decade.

Titolari di P.IVA con dipendenti e collaboratori
- ✅ Deducibilità al 100% dei costi sostenuti per l’acquisto dei buoni pasto
- ✅ Detrazione IVA al 4% integralmente, ma solo per i buoni elettronici
- ✅ Obbligo di erogazione alla generalità o a categorie omogenee di dipendenti
Titolari di P.IVA senza dipendenti (per sé stessi)
- ✅ Deducibilità fino al 75% dei costi per l’acquisto dei buoni pasto, ai fini delle imposte dirette
- ✅ Tale deducibilità è limitata al 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta
- ✅ Detrazione IVA al 10% in misura integrale
Regime forfettario
❌ I titolari di P.IVA in regime forfettario non possono accedere alle agevolazioni sui buoni pasto né utilizzarli come strumento di welfare aziendale. Il regime agevolato esclude qualsiasi deduzione analitica dei costi.
Chi ha diritto ai buoni pasto
I buoni pasto possono essere assegnati a una vasta gamma di lavoratori:
- Lavoratori a tempo pieno, anche se il contratto non prevede una pausa pranzo esplicita
- Lavoratori part-time, anche in assenza di pausa pranzo
- Collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.), che possono beneficiare del buono pasto al pari dei dipendenti
I buoni pasto devono essere destinati alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee. Per “categorie omogenee” si intendono gruppi di lavoratori accomunati da caratteristiche condivise (stesso livello contrattuale, stesso reparto, stessa anzianità), non necessariamente le categorie del codice civile (dirigenti, quadri, impiegati, operai).
Condizioni di utilizzo
Per un utilizzo corretto e fiscalmente valido dei buoni pasto, devono essere rispettate le seguenti regole:
- Utilizzo nominale: i buoni pasto sono nominali e possono essere usati esclusivamente dal dipendente a cui sono stati assegnati
- Dove usarli: solo presso gli esercizi convenzionati con la società emittente (bar, ristoranti, mense, supermercati, tavole calde, gastronomie, negozi online, food delivery)
- Quanti al giorno: massimo 1 buono pasto al giorno per dipendente
- Utilizzo cumulativo: è possibile usare fino a 8 buoni pasto in una singola transazione, per favorire acquisti consistenti in supermercati e negozi alimentari
- Non convertibili in denaro: i buoni pasto non possono essere rimborsati in contanti né utilizzati per scopi diversi dall’acquisto di alimenti
Normativa di riferimento aggiornata
La disciplina dei buoni pasto è regolata da:
- D.M. 7 giugno 2017, n. 122: definisce le caratteristiche e le modalità di emissione dei buoni pasto
- Art. 144, D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50: disciplina l’affidamento dei servizi sostitutivi di mensa tramite buoni pasto
- Art. 51, comma 2, lett. c), TUIR: regolamenta il trattamento fiscale dei buoni pasto per i lavoratori dipendenti
- Legge di Bilancio 2020 (L. n. 160/2019): ha introdotto le soglie di 4 euro (cartacei) e 8 euro (elettronici)
- 🆕 Legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, comma 14 (Legge di Bilancio 2026): ha innalzato la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro al giorno, con decorrenza 1° gennaio 2026
Perché affidarsi a un consulente del lavoro
La corretta gestione dei buoni pasto richiede un’attenta pianificazione e un aggiornamento costante sulle normative. Un consulente del lavoro esperto può:
- Verificare la corretta applicazione delle soglie di esenzione aggiornate, evitando errori in busta paga e in sede di denuncia contributiva
- Supportare la scelta tra buoni cartacei ed elettronici, valutando la soluzione più conveniente in base alla struttura dell’azienda
- Garantire la conformità fiscale nella distribuzione dei buoni, assicurandosi che siano erogati alla generalità o a categorie omogenee di dipendenti
- Aggiornare tempestivamente il sistema in caso di novità normative, come l’aumento della soglia introdotto dalla Legge di Bilancio 2026
FAQ – Buoni pasto deducibili 2026
1. Cosa sono i buoni pasto e come funzionano?
Sono voucher erogati dal datore di lavoro ai dipendenti per coprire le spese alimentari durante la giornata lavorativa. Si usano in ristoranti, bar, supermercati e altri esercizi convenzionati.
2. Qual è la differenza tra buoni pasto cartacei ed elettronici?
I cartacei sono in formato fisico; gli elettronici vengono caricati su card o app. La differenza principale è fiscale: i buoni elettronici hanno una soglia di esenzione più alta (10 euro nel 2026 contro 4 euro dei cartacei) e IVA interamente detraibile al 4%.
3. Qual è la soglia di esenzione dei buoni pasto nel 2026?
Dal 1° gennaio 2026, la soglia di esenzione è di 4 euro/giorno per i buoni cartacei e di 10 euro/giorno per i buoni elettronici (novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026). Il valore eccedente concorre al reddito imponibile del dipendente.
4. I buoni pasto sono deducibili al 100% per il datore di lavoro?
Sì, purché siano erogati alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee. Rientrano tra i costi del personale e sono interamente deducibili dal reddito d’impresa.
5. Quali sono i vantaggi fiscali dei buoni pasto rispetto ad altri benefit?
Entro le soglie di esenzione, non sono soggetti a IRPEF né a contributi per il dipendente, e sono deducibili al 100% per l’azienda. Pochi altri strumenti di welfare offrono una doppia agevolazione così efficiente.
6. Quali sono le condizioni di utilizzo dei buoni pasto?
Sono nominali, si usano solo in esercizi convenzionati per acquistare alimenti, non possono essere convertiti in denaro, è consentito 1 buono al giorno e fino a 8 per singola transazione.
7. Come garantire la conformità fiscale nella gestione dei buoni pasto?
Affidarsi a un consulente del lavoro è la scelta più sicura: garantisce la corretta applicazione delle soglie, la gestione delle buste paga e il tempestivo aggiornamento in caso di novità normative.
8. I buoni pasto sono obbligatori per le aziende?
No. Sono un benefit volontario, ma rappresentano uno strumento di welfare aziendale particolarmente apprezzato dai lavoratori e fiscalmente conveniente per le aziende.
9. Posso usare più buoni pasto in una sola transazione?
Sì, fino a un massimo di 8 buoni pasto per singola transazione, ad esempio per la spesa settimanale al supermercato.
10. Come può aiutare un consulente del lavoro nella gestione dei buoni pasto?
Supporta l’azienda nella scelta della tipologia di buono più conveniente, nella corretta applicazione delle deduzioni, nel rispetto delle soglie di esenzione aggiornate e nell’adeguamento tempestivo alle novità legislative come la Legge di Bilancio 2026.
Il presente articolo è redatto con linguaggio semplice e stile divulgativo. Non è rivolto agli specialisti del diritto del lavoro e non ha la pretesa di esaurire l’argomento trattato. Per una consulenza personalizzata, contatta lo Studio Campesato.
Autore dell’articolo – Marco Campesato: esperto di diritto del lavoro e della previdenza sociale di Studio Campesato – Consulente del lavoro a Vicenza




