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Patto di prova

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Patto di Prova: la Guida completa per una Redazione e Gestione Efficace

Il patto di prova (o periodo di prova) è una clausola particolarmente utile che può essere utilizzata dall’azienda per proporre un periodo di reciproca conoscenza tra le parti, con la possibilità di recedere comodamente il contratto sia per il lavoratore che per il datore di lavoro.

In questo modo, l’azienda ha la possibilità di conoscere e valutare il lavoratore, mentre il quest’ultimo ha a disposizione un periodo di tempo per comprendere le mansioni lavorative richieste, il clima aziendale e l’organizzazione dell’impresa.

Al termine di questo periodo di prova (che dovrà rispettare tempi e modalità ben precise), entrambe le parti possono decidere se continuare o chiudere il rapporto di lavoro, senza i consueti vincoli (come il preavviso o l’autenticazione telematica delle dimissioni).

Questo patto di prova, è sicuramente un ottimo strumento nella fase iniziale del rapporto lavoro ma dev’essere strutturato, predisposto e gestito in maniera corretta e nel pieno rispetto delle normative in vigore (con particolare attenzione ai Ccnl), onde evitare contenziosi e scomode vicissitudini annesse.
In questo articolo scopriremo caratteristiche, limiti e requisiti fondamentali per la redazione e la corretta direzione del patto di prova. Così da dare una guida semplice ed affidabile per tutti coloro che hanno la necessità di strutturare e proporre un patto di prova completo e privo di rischi.

Definizione del patto di prova

Il patto di prova è un elemento accidentale (ovvero una clausola accessoria, non essenziale) del contratto di lavoro, il cui impiego e utilizzo è dunque facoltativo e non obbligatorio.

L’obiettivo del periodo di prova è dare la reciproca possibilità a datore di lavoro e lavoratore di conoscersi e valutarsi rispettivamente.

Per inciso, una volta proposto e concluso il periodo di prova per la suddetta mansione, questo non può essere prorogato o reiterato in alcun modo.
Il patto di prova è una clausola che, in caso di utilizzo, dovrà obbligatoriamente essere integrata in forma scritta nel contratto individuale di lavoro proposto. Se questo non dovesse essere fatto, il rapporto verrà considerato instaurato come definitivo fin dall’inizio.

Clausole tipiche del patto di prova

Di seguito andremo a vedere le clausole più comuni e gli accorgimenti fondamentali da seguire per redigere un patto di prova sicuro, funzionale e privo di difetti.

1) Il patto di prova deve essere riferito a una specifica e precisa mansione. Dunque, la conseguente valutazione da parte del datore di lavoro sull’effettiva abilità del lavoratore, dovrà essere specificatamente riferita a quella precisa attività lavorativa.

Questo vincolo svolge una duplice funzione:

  • escludere categoricamente la possibilità di reiterare il patto di prova per la stessa mansione, una volta concluso il periodo di prova prestabilito;
  • rendere edotto il lavoratore su quali mansioni verrà valutata la sua prestazione.

2) Stipula di un nuovo patto di prova: se, al momento di un nuovo rapporto di lavoro tra uno stesso datore di lavoro e dipendente, entrambi ritengano ci siano stati cambiamenti significativi nel lavoro o nelle caratteristiche essenziali del lavoratore o dell’impresa, si può decidere di inserire nuovamente il patto di prova.
In tal caso, la responsabilità di dimostrare la necessità di un nuovo periodo di prova ricade principalmente sul datore di lavoro.

3) La durata del periodo di prova: ogni azienda deve fare particolare riferimento al proprio Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Ogni CCNL disciplina la durata massima del patto di prova in riferimento all’inquadramento del lavoratore. Ad ogni modo, la durata massima di legge consentita per il periodo di prova è di 6 mesi. Trascorso questo tempo, il rapporto di lavoro diventa definitivo senza ulteriori formalità (come ad esempio la lettera di conferma).

4) Il patto dev’essere redatto e consegnato in forma scritta al lavoratore: Ai fini della validità, il patto di prova deve essere apposto in forma scritta, così da tutelare il lavoratore. In caso contrario, il contratto diventerebbe definitivo fin dall’inizio del rapporto. E’ dunque fondamentale inserire il patto di prova direttamente all’interno lettera di assunzione.

Il ruolo della contrattazione collettiva

I Ccnl (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro), giocano un ruolo fondamentale nel regolamentare i patti di prova sotto numerosi punti di vista.

1) Durata del periodo di prova in relazione a mansioni, livello, categoria legale e qualifica assegnate. All’interno del contratto collettivo applicato, è infatti possibile trovare questi vincoli temporali che dovranno essere considerati come “periodo di massima sperimentazione del rapporto”. Nel caso non ci fossero delle indicazioni precise, si ricorda che la durata massima del periodo di prova è di 6 mesi.

Per fare un esempio, per i dipendenti di aziende metalmeccaniche, vengono individuati una serie di periodi di prova applicabili, in base al livello di assunzione:

LIVELLODURATA ORDINARIADURATA RIDOTTA
D1, D2, C11 mese e mezzo1 mese
C2, C3, B13 mesi2 mesi
B2, B3, A16 mesi3 mesi

2) Metodo di conteggio dei giorni di periodo di prova in caso di settimana corta o lunga: Anche in questo caso possono essere previste delle indicazioni specifiche, come ad esempio Ccnl Comunicazione PMI. All’articolo 67 stabilisce che: “I periodi di prova di cui alla tabella precedente sono riferiti a orari di lavoro distribuiti su cinque giorni lavorativi. In caso di distribuzione dell’orario di lavoro sui sei giorni lavorativi le durate precedentemente espresse sono moltiplicate per il coefficiente 1,2.” Risulta quindi essenziale controllare queste clausole prima di ufficializzare il patto di prova.

3) Correlazione tra curriculum e durate del periodo di prova: In alcuni casi possono esserci delle disposizioni particolari, all’interno del Ccnl, che vanno ad influenzare il periodo di prova, in base alle caratteristiche del lavoratore, come ad esempio: “periodi di prova ridotti applicati ai lavoratori che, con analoghe mansioni e profilo professionale, abbiano prestato servizio per almeno un biennio presso altre aziende, nonché ai lavoratori che, con contratto di apprendistato professionalizzante, abbiano completato il periodo complessivo previsto per lo stesso profilo professionale di assunzione”

4) Giornate di calendario o di effettivo lavoro per esaurire il periodo di prova: 

Anche queste informazioni sono contenute nel Ccnl.
Nel caso preveda il periodo di prova con calcolo delle giornate di calendario, si contano tutti i giorni, inclusi festivi e riposi settimanali.
Nel caso il periodo di prova sia calcolato in giorni di effettivo lavoro, si contano solo i giorni in cui il dipendente ha effettivamente prestato la propria attività lavorativa, escludendo festività, riposi settimanali, assenze per malattia, ferie, ecc.

In mancanza di specifiche previsioni del CCNL, ai sensi del d.lgs. 104/2022, così come affermato anche dalla giurisprudenza, andranno esclusi dal computo i giorni in cui il lavoratore non ha potuto rendere la prestazione per eventi non prevedibili al momento della stipula del patto, come malattia, infortunio, gravidanza, sciopero, sospensione dell’attività aziendale.

Inoltre, nei casi di periodo di prova stabilito in mesi, il periodo di prova inizia dal primo giorno di lavoro effettivo e termina l’ultimo giorno del mese che completa la durata prevista. Ad esempio, se inizia il 01 luglio, un periodo di prova di 3 mesi terminerà il 30 settembre.

Conseguenze del superamento o del mancato superamento del patto di prova e il suo decorso

Di seguito, le implicazioni per il lavoratore e per il datore di lavoro in caso di superamento o mancato superamento del patto di prova.

1) Per risultare “Superato”, il periodo di prova deve risultare totalmente lavorato. Per questo bisogna considerare che alcuni eventi portano alla sospensione del decorso di questo periodo:

  • Non vengono conteggiati all’interno del periodo utile alla prova: ferie, sospensioni di altro tipo, malattia e infortunio.

Anche in questo caso è importante tenere in considerazione gli eventi che possono sospendere o meno la decorrenza dei termini, contrassegnati nel Ccnl.

2) Maturazione di tfr, mensilità aggiuntive, ferie e permessi: il lavoratore matura qualsiasi tipo di istituto al pari del lavoratore non in prova. Inoltre, il periodo di prova viene considerato come un normale periodo lavorativo anche a seguito della cessazione del rapporto di lavoro (dovuto a dimissioni o licenziamento), dando accesso alla NASpI, in presenza dei classici requisiti.

3) Dettagli sul “libero recesso”: Il datore di lavoro, dovrebbe recedere il rapporto, solo una volta superati i ⅔ del periodo di prova. Questo periodo viene considerato congruo per testare e valutare effettivamente le competenze e la predisposizione del lavoratore.

Inoltre, va ricordato che è previsto un periodo minimo di prova (ex articolo 2096, comma 3, cod. civ.), e che i contratti collettivi in vigore potrebbero disciplinare.

Il patto di prova per le varie tipologie di contratto

Di seguito andremo a visionare se è possibile proporre un patto di prova sulle varie tipologie di contratto (tempo determinato, indeterminato, part-tim, apprendistato) e quali sono le peculiarità da tenere in considerazione per ciascuna di loro.

1) Patto di prova per contratto a tempo determinato

E’ possibile inserire la clausola del patto di prova per contratto a tempo determinato.

La durata del periodo di prova non può, in alcun modo, durare più della durata del contratto a termine.

Ricordiamo che bisogna sempre considerare le eventuali indicazioni contenute nel Ccnl. Nel caso il CCNL non prevedesse uno specifico periodo di prova per il contratto a tempo determinato, questo dovrà essere comunque riproporzionato sulla base della durata del contratto.

2) Patto di prova per contratto part-time

E’ possibile inserire la clausola del patto di prova per contratto part-time.

Le istruzioni necessarie ai fini del conteggio o le indicazioni per periodi ad hoc, sono contenuti nel Ccnl. Nel caso il CCNL non prevedesse uno specifico periodo di prova per il contratto a part-time, si dovrà valutare se, e come, riproporzionare il patto di prova.

3) Patto di prova per rapporto di lavoro intermittente (a chiamata)

E’ possibile inserire la clausola del patto di prova per rapporto di lavoro intermittente.

Per quanto riguarda la durata del periodo di prova, non verranno considerati i giorni da calendario, quanto quelli di effettivo lavoro. Nella fattispecie si incontrano parecchie difficoltà anche sulla durata della giornata lavorativa (effettivo numero di ore lavorate). Nel caso del lavoro a chiamata, il datore di lavoro può avere la necessità di chiamare il lavoratore durante una giornata di lavoro, per un esiguo numero di ore riscontrando qualche difficoltà nella valutazione del lavoratore, che avrebbe magari necessitato di più ore di lavoro. Per questo motivo apporre un periodo di prova, che sia utile e pertinente, soprattutto nel rapporto a chiamata, è molto più complicato.

4) Patto di prova per contratto di apprendistato

  1. Considerare i vincoli presenti nel Ccnl. In alcuni casi il curriculum e l’esperienza pregressa del lavoratore, possono concorrere alla riduzione della durata del periodo di prova.
  1. L’oggetto della prova, in quanto legato ad un contratto di apprendistato, dovrà basarsi sulla predisposizione e il potenziale del lavoratore, più che nella mansione in sé. Avendo quindi premura di valutare il giovane sulle capacità di apprendimento e la predisposizione piuttosto che l’effettiva performance lavorativa. Questo è dovuto al fatto che l’apprendistato affonda ben metà della sua causa contrattuale nella formazione. Anche per questo, la lettera di cessazione del rapporto di lavoro dovrà essere particolarmente legata all’incompatibilità nell’apprendimento e nella predisposizione al lavoro dal parte del dipendente.  

FAQ

Quanto può durare il patto di prova?

Vanno considerati i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.  In ogni caso la durata non può mai superare i 6 mesi.

Quali sono scopo e finalità del patto di prova?

Consentire ad entrambe le parti di valutare la reciproca convivenza e convenienza, prima di rendere definitivo il rapporto.

Normativa di riferimento

  • Codice civile, art. 2096
  • Legge 15 luglio 1966, n. 604, art. 10
  • Decreto Legislativo 15 agosto 2022, n. 104
  • Il CCNL di riferimento

Posso prevedere il patto di prova anche successivamente all’assunzione?

No, il patto di prova va inserito obbligatoriamente prima dell’inizio della prestazione lavorativa con apposita clausola inserita nella lettera di assunzione.

Posso concordare il patto di prova oralmente in accordo con il lavoratore?

No, il patto di prova deve essere obbligatoriamente in forma scritta per essere valido; altrimenti si considera come non apposto.

I vantaggi del patto di prova

  • Valutazione delle Competenze: Consente al datore di lavoro di valutare le competenze del dipendente, la sua adattabilità al ruolo e alla cultura aziendale.
  • Riduzione del Rischio di Assunzione: Riduce il rischio per il datore di lavoro di assumere un dipendente che potrebbe non essere adatto, evitando così i costi e le difficoltà di un eventuale licenziamento successivo.
  • Opportunità per il Dipendente: Il dipendente ha l’opportunità di capire se il lavoro e l’ambiente aziendale sono in linea con le proprie aspettative e ambizioni.
  • Facilità di Recesso: Entrambe le parti possono recedere dal contratto con un preavviso ridotto rispetto a un contratto a tempo indeterminato, senza necessità di motivazioni specifiche.

Patto di prova su misura per la tua azienda

In questo articolo abbiamo potuto considerare e analizzare tutte le prospettive e indicazioni riguardo il Patto di prova. Uno strumento molto utile, che permette a lavoratore e datore di lavoro di “testare” reciproche caratteristiche, pro e contro, prima di instaurare un contratto definitivo.

Come abbiamo visto, tuttavia, le criticità e i casi particolari, abbondano e si intersecano ai complessi vincoli del patto di prova, restringendo così la libertà di azione del datore di lavoro.

Per strutturare un contratto di lavoro e un patto di prova che sia veramente lineare, concreto e rispettoso di tutti i vincoli in questione, la competenza e la preparazione, sono veramente essenziali.

Proprio per questo Studio Campesato, da anni al fianco di centinaia di imprese di tutti i settori, ha sviluppato le migliori competenze e le procedure perfette per instaurare un patto di prova a regola d’arte, privo di lacune e perfettamente allineato con le attuali normative e i Ccnl attualmente in vigore.

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Il presente articolo, non essendo rivolto agli specialisti del diritto del lavoro, è stato deliberatamente redatto con un linguaggio semplice e uno stile divulgativo, senza l'ambizione di esaurire l'argomento trattato.
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