Cosa devono fare le aziende per evitare il rischio calore?
Dal 17 giugno 2026 al 31 agosto 2026, in Veneto, le aziende che operano nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili all’aperto e nelle cave devono sospendere le attività lavorative con esposizione prolungata al sole dalle 12:30 alle 16:00 quando la mappa Worklimate, riferita a “lavoratori esposti al sole” con “attività fisica intensa” alle ore 12:00, segnala un livello di rischio “ALTO”.
Il divieto non opera sempre e non riguarda indistintamente tutte le attività. Tuttavia, tutte le imprese che impiegano lavoratori all’aperto o in ambienti chiusi non climatizzati, quando le condizioni interne sono influenzate dal caldo esterno, devono valutare e gestire il rischio da calore e radiazione solare nell’ambito degli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 81/2008.
In concreto, il datore di lavoro deve controllare il livello di rischio, organizzare turni e pause, garantire acqua e aree d’ombra, informare i lavoratori, coinvolgere preposti, RSPP e Medico Competente, aggiornare DVR, DUVRI, POS o procedure operative quando necessario e documentare le decisioni assunte.
Questo articolo è stato redatto anche grazie al contributo tecnico di iSAFE Srl, partner di Studio Campesato in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Ondata di calore 2026: cosa deve sapere l’azienda
L’Ordinanza Veneto n. 58/2026 impone alle imprese di gestire con attenzione il rischio da caldo e radiazione solare, soprattutto nelle attività svolte all’aperto.
Quando scatta il divieto
Dal 17 giugno al 31 agosto 2026, dalle 12:30 alle 16:00, nei giorni e nelle aree in cui Worklimate segnala rischio “ALTO”.
Settori interessati
Agricoltura, florovivaismo, cantieri edili all’aperto e cave, in presenza di attività con esposizione prolungata al sole.
Cosa deve fare l’impresa
Verificare Worklimate, organizzare turni e pause, garantire acqua e ombra, informare i lavoratori e aggiornare le procedure.
Documentare le decisioni
Conservare check-list, verifiche giornaliere, comunicazioni al committente, sospensioni, near miss e misure adottate.
Il punto chiave: il divieto previsto dall’ordinanza opera solo alle condizioni indicate, ma l’obbligo generale di valutare e gestire il rischio da calore resta sempre in capo al datore di lavoro.
Perché il rischio calore riguarda direttamente imprenditori e HR Manager
Il caldo non è soltanto un disagio stagionale. Nei luoghi di lavoro può diventare un vero e proprio fattore di rischio professionale.
Temperature elevate, umidità, esposizione prolungata al sole e attività fisicamente intense possono provocare crampi, disidratazione, esaurimento da calore, colpi di calore, riduzione dell’attenzione, incremento della fatica e maggiore probabilità di infortuni.
Il tema riguarda in modo particolare le imprese che svolgono attività all’aperto: agricoltura, florovivaismo, cantieri edili, cave, manutenzione del verde, sfalcio, potature, irrigazione, cura di parchi e giardini, attività di ripristino aree esterne e lavori in appalto presso enti pubblici o committenti privati.
Per gli HR Manager e gli imprenditori, quindi, il punto non è soltanto capire quando scatta il divieto regionale. Il punto è costruire una procedura aziendale credibile, documentata e realmente applicabile. Perché, in materia di salute e sicurezza, il “ci siamo organizzati a voce” vale quanto un ombrello bucato sotto un temporale: qualcosa copre, ma non abbastanza.
Ordinanza Veneto n. 58/2026: periodo, orari e settori interessati
La Regione Veneto, con Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale n. 58 del 16 giugno 2026, ha adottato disposizioni urgenti per ridurre l’impatto dello stress termico ambientale sulla salute dei lavoratori.
L’ordinanza ha efficacia dal 17 giugno 2026 al 31 agosto 2026.
Il provvedimento prevede il divieto di svolgere attività lavorativa in condizioni di esposizione prolungata al sole nella fascia oraria compresa tra le 12:30 e le 16:00, ma solo al ricorrere delle condizioni indicate dall’ordinanza.
I settori espressamente richiamati sono:
- settore agricolo;
- settore florovivaistico;
- cantieri edili all’aperto;
- cave.
Il divieto è collegato alla verifica del rischio tramite Worklimate, con riferimento alla mappa per “lavoratori esposti al sole” con “attività fisica intensa” alle ore 12:00.
Questo significa che il datore di lavoro non può ragionare in modo approssimativo. Non basta dire “oggi fa caldo”. Occorre verificare il livello di rischio previsto per la specifica area di lavoro.
Quando scatta il divieto di lavoro per rischio calore?
Il divieto scatta solo quando ricorrono contemporaneamente più condizioni.
| Elemento | Indicazione operativa |
|---|---|
| Periodo | Dal 17 giugno 2026 al 31 agosto 2026 |
| Fascia oraria | Dalle 12:30 alle 16:00 |
| Attività | Attività lavorativa con esposizione prolungata al sole |
| Settori indicati | Agricolo, florovivaistico, cantieri edili all’aperto, cave |
| Verifica del rischio | Mappa Worklimate richiamata dall’ordinanza |
| Scenario da utilizzare | Lavoratori esposti al sole + attività fisica intensa + ore 12:00 |
| Livello di rischio | Divieto operativo in caso di rischio “ALTO” |
| Accordi aziendali | Restano validi se prevedono tutele uguali o maggiori |
Se manca una di queste condizioni, il divieto non opera automaticamente. Tuttavia, questo non significa che l’azienda possa ignorare il rischio calore.
Anche nei giorni in cui Worklimate non segnala rischio “ALTO”, oppure per attività non direttamente ricomprese nel divieto, il datore di lavoro deve comunque valutare le condizioni effettive di lavoro e adottare misure di prevenzione adeguate.
In altre parole: l’ordinanza individua una soglia minima di interdizione dell’attività. Ma la prevenzione aziendale non inizia e non finisce con il divieto.
Worklimate: come deve essere effettuata la verifica giornaliera del rischio calore
La verifica Worklimate deve essere effettuata ogni giorno in cui siano programmate attività potenzialmente esposte al rischio, prima dell’avvio del turno o della partenza della squadra.
È questa verifica che consente di stabilire se, nella specifica area di lavoro, operi il divieto nella fascia 12:30 – 16:00.
La procedura aziendale dovrebbe individuare chiaramente:
- chi controlla Worklimate;
- quando viene effettuato il controllo;
- come viene registrato l’esito;
- chi decide l’eventuale sospensione o riprogrammazione;
- chi comunica la decisione ai lavoratori;
- chi informa il committente, se l’attività è svolta in appalto.
Una buona prassi è conservare screenshot, PDF, annotazioni su check-list giornaliera o altro documento interno che dimostri l’avvenuta verifica.
Non perché la carta ami la burocrazia. Ma perché, in caso di controllo o di evento avverso, l’azienda deve poter dimostrare di avere valutato il rischio prima di mandare le persone a lavorare.
Manutenzione del verde: rientra sempre nel divieto?
Uno dei punti più delicati riguarda le imprese e le cooperative che svolgono attività di manutenzione del verde.
Pensiamo, ad esempio, a:
- sfalcio dell’erba;
- potatura;
- cura di parchi e giardini;
- irrigazione;
- pulizia e ripristino di aree verdi;
- manutenzione presso enti pubblici;
- manutenzione presso committenti privati.
In questi casi non è corretto ragionare per automatismi.
La manutenzione del verde deve essere valutata in concreto. Occorre verificare se la specifica attività ricade nel settore agricolo o florovivaistico, oppure se viene svolta in aree o cantieri assimilabili.
Anche quando l’attività non rientri nel divieto in senso stretto, restano comunque raccomandate le misure di prevenzione previste per le attività outdoor esposte a caldo e radiazione solare.
Questa precisazione è importante: una cooperativa o un’impresa che svolge manutenzione del verde non dovrebbe limitarsi a dire “non siamo agricoltura”. Dovrebbe piuttosto domandarsi: quali attività svolgiamo? Dove le svolgiamo? Con quale esposizione? Con quale intensità fisica? In quali orari? Con quali lavoratori?
La risposta a queste domande determina la corretta gestione del rischio.
Cosa devono fare concretamente le aziende per evitare il rischio calore
L’ordinanza si inserisce nel più ampio sistema di prevenzione previsto dal D.Lgs. n. 81/2008.
Il datore di lavoro deve quindi verificare che il rischio da calore e radiazione solare sia correttamente valutato e gestito all’interno dell’organizzazione aziendale.
In particolare, l’impresa dovrebbe:
- verificare il Documento di Valutazione dei Rischi;
- aggiornare o integrare procedure operative;
- fornire istruzioni specifiche ai preposti;
- aggiornare, ove necessario, POS, PSC o DUVRI;
- organizzare turni, pause, rotazioni e orari di lavoro;
- garantire acqua fresca e punti di recupero;
- individuare aree d’ombra o luoghi freschi;
- informare i lavoratori sui sintomi da calore;
- definire procedure di emergenza;
- coordinarsi con committenti pubblici e privati;
- registrare le decisioni adottate.
La gestione del rischio calore, quindi, non è un singolo adempimento. È una piccola architettura organizzativa. Se manca un pezzo, l’intero sistema diventa fragile.
Leggi anche: “Legge PMI n. 34/2026: tutto quello che devi sapere“
Procedura giornaliera per datore di lavoro e preposto
Per rendere davvero operativa la gestione del rischio, è utile adottare una procedura giornaliera.
| Momento | Cosa deve fare l’azienda | Evidenza da conservare |
| Giorno precedente | Verificare previsioni meteo e programmare le attività più pesanti nelle ore meno calde | Piano turni o comunicazione interna |
| Prima della partenza | Controllare Worklimate per la zona di intervento e verificare la dotazione della squadra | Screenshot, PDF o check-list giornaliera |
| Briefing iniziale | Ricordare orari, pause, idratazione, sintomi da calore, mansioni assegnate, preposto e addetto al primo soccorso | Firma o conferma sul modulo giornaliero |
| Durante il lavoro | Sorvegliare i lavoratori, applicare pause e rotazioni, evitare lavoro in solitario, sospendere in caso di sintomi | Annotazioni del preposto o caposquadra |
| Rischio Worklimate “ALTO” | Evitare o sospendere le attività vietate tra 12:30 e 16:00, oppure spostarle in orari o luoghi più sicuri | Registro sospensione/riprogrammazione e comunicazione al committente |
| Fine turno | Verificare eventuali malesseri, near miss, anomalie e reintegrare le dotazioni per il giorno successivo | Registro intervento o near miss |
Questa procedura ha un vantaggio essenziale: trasforma un obbligo generale in una sequenza di azioni comprensibili.
Ed è proprio qui che spesso si misura la qualità della prevenzione aziendale: non nella frase elegante scritta nel DVR, ma nella capacità di far funzionare la procedura alle 7 del mattino, quando la squadra deve partire.
Matrice decisionale rapida: cosa fare nelle principali situazioni
Per aiutare imprenditori, HR Manager e preposti, può essere utile adottare una matrice decisionale semplice.
| Situazione | Decisione minima | Misure aggiuntive |
| Worklimate segnala rischio “ALTO” + attività outdoor con esposizione prolungata al sole + fascia 12:30 – 16:00 | Non programmare o sospendere l’attività vietata | Comunicare al committente, registrare la decisione, riprogrammare fuori fascia |
| Rischio non “ALTO”, ma temperature e umidità elevate o lavorazioni pesanti | Attività consentita solo con misure preventive adeguate | Pause, rotazione, acqua, ombra, sorveglianza del preposto, riduzione dell’intensità |
| Lavoratore sensibile o con limitazioni sanitarie | Applicare le indicazioni del Medico Competente | Cambio mansione, cambio orario, monitoraggio dedicato |
| Intervento urgente di pubblica utilità o salvaguardia della pubblica incolumità | Eseguire solo se necessario e dopo valutazione documentata | Squadra rinforzata, pause più frequenti, acqua, raffrescamento, riduzione durata, soccorsi pronti |
Questa tabella può essere utilizzata anche come base per una procedura interna aziendale o come allegato operativo alle istruzioni impartite ai preposti.
Misure tecniche, organizzative e procedurali
Le misure da adottare devono essere concrete, proporzionate e coerenti con le attività effettivamente svolte.
Orari e turni
Le lavorazioni più pesanti dovrebbero essere concentrate nelle ore meno calde.
Quando possibile, è opportuno anticipare l’avvio dei lavori, evitare la fascia centrale della giornata e spostare le attività fisicamente più intense in orari più favorevoli.
Nel caso di rischio “ALTO” secondo Worklimate e ricorrenza delle condizioni dell’ordinanza, le attività vietate nella fascia 12:30 – 16:00 devono essere sospese o non programmate.
Pause e rotazioni
Le pause non dovrebbero essere lasciate all’improvvisazione.
È preferibile programmare pause regolari in ombra o in luogo fresco, alternare mansioni più pesanti e mansioni meno intense, ridurre l’esposizione continua e monitorare lo stato dei lavoratori.
Acqua e reintegro
L’acqua fresca deve essere disponibile in quantità adeguata e facilmente accessibile.
I lavoratori devono essere informati sull’importanza di bere con regolarità, prima ancora di avvertire sete. Eventuali sali minerali o snack devono essere previsti secondo procedura aziendale e, se necessario, secondo le indicazioni del Medico Competente.
Ombra e punti di sosta
L’azienda deve individuare aree ombreggiate o punti di recupero.
Quando il luogo di lavoro non offre ripari naturali, possono essere utilizzati gazebo, ombrelloni, teli ombreggianti, veicoli idonei o locali messi a disposizione dal committente.
Abbigliamento e protezione UV
Il lavoro a torso nudo deve essere evitato.
Occorre utilizzare indumenti leggeri, traspiranti, coprenti e compatibili con il tipo di lavorazione. Devono essere protetti testa, collo, orecchie e occhi, anche mediante copricapo, copricollo, casco idoneo, occhiali con filtri UV e crema solare come misura integrativa.
Attrezzature
Mezzi e attrezzature non devono aggravare l’esposizione.
Quando disponibili, sono preferibili mezzi con cabina ventilata o climatizzata. Devono essere evitate soste prolungate vicino a superfici riflettenti, superfici molto calde o sorgenti di calore.
Informazione dei lavoratori
I lavoratori devono ricevere informazioni chiare, comprensibili e operative.
Devono conoscere i rischi da caldo e radiazione solare, i sintomi da osservare, le procedure di emergenza, l’importanza dell’idratazione, l’utilizzo corretto di indumenti e DPI e il ruolo del preposto.
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Dotazione minima consigliata per le squadre outdoor
Ogni squadra che svolge attività all’aperto dovrebbe essere dotata almeno di:
- acqua fresca in quantità adeguata;
- contenitori termici o frigo portatile, se necessario;
- eventuali sali minerali o snack secondo procedura aziendale;
- gazebo, ombrellone, telo ombreggiante o area di sosta ombreggiata;
- kit di primo soccorso integrato per la gestione del caldo;
- ghiaccio istantaneo o cold pack;
- asciugamani o teli per raffreddamento;
- telefono carico;
- indirizzo preciso, coordinate o localizzazione del luogo di lavoro da comunicare al 112/118;
- elenco dei contatti di emergenza;
- indumenti e DPI compatibili con protezione UV e traspirazione;
- copricapo, casco con copricollo, occhiali UV e guanti compatibili con la lavorazione.
Questa dotazione dovrebbe essere verificata prima della partenza della squadra e reintegrata a fine turno.
Sintomi da calore: cosa osservare e cosa fare subito
Il preposto e i lavoratori devono sapere riconoscere tempestivamente i segnali di allarme.
| Segnali o sintomi | Cosa fare subito |
| Crampi muscolari, sudorazione intensa, sete, debolezza | Fermare l’attività, spostare il lavoratore in ombra o in luogo fresco, far bere a piccoli sorsi, monitorare |
| Mal di testa, nausea, vertigini, irritabilità, confusione, forte debolezza | Sospendere l’attività, alleggerire gli indumenti, raffreddare testa, collo, viso e arti, non lasciare solo il lavoratore |
| Cute molto calda o secca, alterazione dello stato mentale, perdita di coscienza, collasso | Chiamare immediatamente il 112/118, portare il lavoratore in ombra o al fresco, raffreddare con acqua e ventilazione |
| Eritema solare, bruciore agli occhi, fotofobia | Interrompere l’esposizione, portare il lavoratore in ombra e valutare assistenza sanitaria se i sintomi sono importanti |
Un principio deve essere molto chiaro: il lavoratore con sintomi da calore non va lasciato solo.
Nel dubbio, l’attività deve essere sospesa e va richiesto supporto sanitario.
Leggi anche: “Decreto Sicurezza sul Lavoro 2025: tutto quello che devi sapere sulla legge n. 198/2025“
Compiti e responsabilità: chi deve fare cosa
La prevenzione del rischio calore funziona solo se le responsabilità sono distribuite in modo chiaro.
| Soggetto | Compiti principali |
| Datore di lavoro o delegato | Valuta il rischio, aggiorna DVR/DUVRI, organizza risorse, orari, turni, sospensioni e rapporti con i committenti |
| RSPP/ASPP | Supporta la valutazione tecnica, le procedure, la formazione, il monitoraggio e l’analisi dei near miss |
| Medico Competente | Valuta lavoratori sensibili, idoneità, limitazioni, indicazioni su primo soccorso e reintegro di liquidi o sali |
| Preposto o caposquadra | Effettua controlli giornalieri, briefing, verifica dotazioni, pause, rotazioni, stop attività non sicure e registrazioni |
| Lavoratori | Rispettano le istruzioni, bevono regolarmente, usano indumenti e DPI, segnalano sintomi propri o dei colleghi |
| Committente | Coopera nel coordinamento, consente riprogrammazioni, individua punti acqua/ombra e accesso ai soccorsi |
Questa tabella è particolarmente utile negli appalti, dove il rischio non dipende soltanto dal datore di lavoro appaltatore, ma anche dalle condizioni logistiche del luogo in cui l’attività viene svolta.
DVR, DUVRI, POS e procedure: cosa aggiornare
La necessità di aggiornare la documentazione aziendale deve essere valutata caso per caso.
In generale, l’azienda dovrebbe verificare:
- se il DVR considera il rischio da calore e radiazione solare;
- se sono individuate le mansioni esposte;
- se sono considerati i lavoratori sensibili;
- se sono disciplinati turni, pause, idratazione e ombra;
- se sono previste procedure di emergenza;
- se il preposto ha istruzioni operative adeguate;
- se negli appalti il DUVRI considera il rischio da caldo;
- se POS e PSC, nei cantieri, contengono misure coerenti.
L’errore da evitare è pensare che il rischio calore sia un tema “esterno” all’organizzazione aziendale.
Il caldo è esterno, certo. Ma l’organizzazione del lavoro è interna. Ed è proprio su quella che il datore di lavoro deve intervenire.
Appalti e rapporti con il committente
Negli appalti, la gestione del rischio calore richiede coordinamento.
Se l’attività deve essere sospesa o riprogrammata, il datore di lavoro dovrebbe inviare una comunicazione scritta al committente, indicando:
- luogo dell’intervento;
- data;
- esito della verifica Worklimate;
- fascia oraria interessata;
- attività sospese o riprogrammate;
- nuova proposta organizzativa;
- eventuale necessità di aggiornare DUVRI o documenti di coordinamento.
Per i contratti pubblici, l’ordinanza richiama la possibilità che le interruzioni dovute alla sua esecuzione rientrino nella fattispecie prevista dall’art. 121, comma 6, del D.Lgs. n. 36/2023, con possibilità di rinegoziare i termini senza applicazione di penali e senza risoluzione del contratto.
È un passaggio importante, perché consente di gestire la sospensione non come inadempimento, ma come misura necessaria di tutela della salute e sicurezza.
Esempio di comunicazione al committente
Di seguito una formula sintetica utilizzabile come base.
Oggetto: Riprogrammazione attività per rischio calore – Ordinanza Veneto n. 58/2026
In relazione all’intervento previsto presso [luogo] in data [data], si comunica che la verifica Worklimate effettuata per la zona di lavoro segnala un livello di rischio [indicare livello].
Ai fini della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e in applicazione delle misure di prevenzione aziendali, le attività in esposizione prolungata al sole saranno sospese o riprogrammate nella fascia [indicare orario].
La nuova pianificazione proposta è la seguente: [indicare nuova programmazione].
Restiamo disponibili per coordinare eventuali attività alternative in sicurezza e per aggiornare, ove necessario, la documentazione di appalto o il DUVRI.

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Interventi di pubblica utilità: attenzione, non è una deroga automatica
Gli interventi di pubblica utilità, protezione civile o salvaguardia della pubblica incolumità richiedono particolare attenzione.
Non si tratta di una deroga “in bianco”.
Anche in questi casi il datore di lavoro deve valutare il rischio, adottare misure organizzative e operative idonee, documentare le ragioni dell’urgenza e ridurre l’esposizione dei lavoratori al caldo a un livello accettabile.
In concreto, potranno essere necessarie squadre rinforzate, pause più frequenti, maggiore disponibilità di acqua, sistemi di raffrescamento, riduzione della durata dell’intervento, presenza di soccorsi prontamente attivabili e registrazione delle misure adottate.
Documentare le decisioni: la check-list giornaliera
Ai fini pratici, è opportuno adottare una check-list giornaliera per ogni squadra o area di lavoro.
La check-list dovrebbe contenere almeno:
- data, luogo e commessa;
- Comune o area Worklimate;
- attività previste;
- rischio Worklimate alle ore 12:00;
- decisione assunta: lavoro eseguito, sospeso, riprogrammato o attività alternativa;
- misure adottate: acqua, ombra, pause, rotazioni, briefing, DPI, indumenti;
- nominativo del preposto;
- nominativo dell’addetto al primo soccorso;
- eventuali comunicazioni al committente;
- eventuali malesseri, near miss o anomalie;
- firma o conferma del preposto.
Questa documentazione dovrebbe essere conservata insieme ai documenti della commessa, dell’appalto o della sicurezza aziendale.
Accordi aziendali migliorativi
L’ordinanza fa salvi eventuali accordi aziendali che prevedano misure di tutela uguali o maggiori rispetto a quelle stabilite dal provvedimento regionale.
Per le imprese più strutturate, questo aspetto può diventare un’opportunità.
Il rischio calore può essere disciplinato attraverso protocolli interni, procedure condivise, accordi aziendali, istruzioni operative e piani di emergenza stagionali.
L’importante è che le misure siano effettive, applicabili e documentabili.
Un accordo aziendale scritto bene, ma ignorato nella pratica, è come un cartello “ombra” piantato in mezzo al sole: rassicurante solo per chi non deve lavorarci sotto.
Conclusioni: il caldo si gestisce prima che diventi emergenza
L’Ordinanza Veneto n. 58/2026 impone alle imprese un cambio di prospettiva.
La gestione del caldo non può essere affidata alla percezione del singolo, all’esperienza del caposquadra o alla buona volontà dei lavoratori.
Serve una procedura.
Serve sapere chi controlla Worklimate, chi decide la sospensione, chi informa i lavoratori, chi comunica con il committente, dove si fanno le pause, dove si trova l’acqua, chi monitora i sintomi e come si documenta tutto.
Per gli imprenditori e gli HR Manager, il tema non è soltanto “evitare la sanzione”. Il tema vero è costruire un’organizzazione capace di proteggere le persone e, proprio per questo, di lavorare meglio.
Perché la sicurezza non è mai un ostacolo all’impresa. È il modo più intelligente per evitare che l’impresa si fermi nel momento peggiore.
Studio Campesato, con il supporto tecnico di iSAFE Srl, partner in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, assiste aziende, cooperative, HR Manager e datori di lavoro nella verifica degli obblighi, nell’aggiornamento della documentazione aziendale, nella gestione degli appalti e nella predisposizione di procedure operative per il rischio calore.
Per approfondire gli aspetti operativi legati alla prevenzione del rischio calore, Studio Campesato mette a disposizione la circolare informativa redatta da iSAFE Srl, partner dello Studio in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il presente articolo è stato redatto con linguaggio semplice e finalità divulgative. Le informazioni contenute non sostituiscono una consulenza professionale riferita al caso concreto.
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Domande frequenti (FAQ)
No. Il divieto previsto dall’ordinanza riguarda specificamente settore agricolo, florovivaistico, cantieri edili all’aperto e cave, quando ricorrono le condizioni previste. Tuttavia, tutte le aziende che impiegano lavoratori all’aperto o in ambienti chiusi non climatizzati influenzati dalle condizioni esterne devono valutare e gestire il rischio da calore.
Il divieto scatta quando l’attività comporta esposizione prolungata al sole, riguarda i settori indicati dall’ordinanza e la mappa Worklimate per lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa alle ore 12:00 segnala rischio “ALTO” nella specifica area.
La verifica Worklimate deve essere effettuata ogni giorno in cui siano programmate attività potenzialmente esposte al rischio, prima dell’avvio del turno o della partenza della squadra. È questa verifica che consente di stabilire se, nella specifica area di lavoro, operi il divieto.
Deve essere verificato. Se il rischio da calore e radiazione solare non è valutato adeguatamente, oppure se mancano procedure operative, misure organizzative, indicazioni per preposti e gestione dei lavoratori sensibili, sarà necessario integrare la documentazione aziendale.
Non sempre. Occorre valutare il concreto inquadramento dell’attività. Se l’attività è riconducibile al settore agricolo o florovivaistico, oppure si svolge in aree o cantieri assimilabili, il divieto va considerato con particolare attenzione. In ogni caso restano raccomandate le misure preventive per attività outdoor.
Il preposto deve controllare le condizioni di lavoro, verificare dotazioni e pause, richiamare i lavoratori all’idratazione, impedire il lavoro in solitario, osservare eventuali sintomi da calore e sospendere l’attività quando il rischio non è più controllabile.
Negli appalti, il committente deve cooperare alla gestione del rischio. Se l’attività deve essere sospesa o riprogrammata per ragioni di salute e sicurezza, è opportuno formalizzare la comunicazione e concordare una nuova pianificazione.
La mancata osservanza dell’ordinanza può comportare le conseguenze sanzionatorie previste dalla legge, incluso l’art. 650 c.p., salvo che il fatto costituisca reato più grave.
L’esclusione non è automatica. Gli interventi di pubblica utilità, protezione civile o salvaguardia della pubblica incolumità richiedono comunque misure organizzative e operative idonee a ridurre il rischio a un livello accettabile, secondo la valutazione del datore di lavoro.
È opportuno conservare screenshot o registrazioni Worklimate, check-list giornaliere, briefing ai lavoratori, registrazione di pause e rotazioni, comunicazioni al committente, eventuali sospensioni, near miss, malesseri e indicazioni del Medico Competente.
Autore dell’articolo – Marco Campesato: Consulente del Lavoro esperto di diritto e relazioni di lavoro, gestione strategica del capitale umano e formatore di Studio Campesato




